I big del Trash: El Anatsui

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Anche la Trash Art ha le sue star: in questa prima puntata della nostra indagine sui big del Rubbish andiamo a conoscere l’artista ghanese El Anatsui, dal New York Times proclamato una vera “stella internazionale”, il principale artista africano della sua generazione e uno dei più stimati scultori viventi

El Anatsui: la biografia

Nato ad Anyako (Ghana) nel 1944, El Anatsui ha compiuto i suoi studi presso il College of Art di Kumasi. Nel 1975 si è trasferito in Nigeria per insegnare presso la locale università ed è quindi entrato a far parte del Nsukka group, il collettivo niegeriano noto per la capacità di attualizzare le tradizioni espressive tipiche della propria terra d’origine, come l’uli, attraverso il mixage delle consuete forme artistiche africane, dalla lavorazione della creta all’incisione lignea, con quelle tipicamente europee dell’acquerello, il pastello o la pittura ad olio e infine con i media contemporanei.

Lo stesso Anatsui, dopo i primi lavori realizzati prevalentemente con il legno e l’argilla e profondamente legati all’iconografia tradizionale ghanese, ha rivolto la sua attenzione alla pratica delle installazioni, ottenute attraverso l’impiego di materiali di recupero, come tappi di bottiglie, lattine di alluminio, scampoli di tessuto: gli scarti vengono impiegati da El Anatsui come creta grezza, che egli taglia, piega e cuce insieme per realizzare dei grandi fogli di metallo, ispirati ai tradizionali arazzi ghanesi dei Kente. La tradizione africana viene così ricontestualizzata entro le logiche proprie del moderno, in cui interviene originalmente senza privarsi del proprio portato culturale dal passato millenario: i materiali e le tecniche moderne servono invece ad esaltare, attualizzandoli, i valori propri della sua comunità d’origine, invitata a partecipare del presente non dimenticando, ma anzi promuovendo la propria alterità rispetto a modi di vedere, percepire e vivere il mondo occidentali e tendenzialmente omologanti.

Già invitato, primo fra gli artisti subsahariani!, alla Biennale di Venezia del 1990 e quindi nuovamente partecipe della 52° edizione entro la sala principale dell’Arsenale, El Anatsi oggi è presente con le sue opere nelle principali gallerie pubbliche e private in Europa e negli Stati Uniti.

La Trash Art di El Anatsui

Se il tema del riciclo è particolarmente caro alla moderna generazione di artisti africani, El Anatsui si avvicina per la prima volta alla Trash Art nel 2002, quando comincia a comporre i suoi presto celebri arazzi impiegando i tappi di rifiuto delle bottiglie di alcolici, che vengono stirati e raddrizzati per poi essere cuciti insieme con filo di rame, dando vita a dei tessuti metallici ispirati ai tradizionali colori del Ghana. La scelta di impiegare i tappi di alcolici per la realizzazione di queste opere di carattere monumentale non è casuale, ma determinata da una precisa intenzione critica: infatti proprio l’alcol fu uno dei primi beni importati nel continente africano dai colonizzatori europei, che in cambio di questa merce ottenevano preziosissime materie prime. L’impiego dei tappi induce quindi ad una riflessione sul passato coloniale del Ghana e sull’impoverimento determinato dal contatto e dall’assimilazione della cultura occidentale, contro cui El Anatsui rivendica l’importanza di valorizzare le originali tradizioni locali.

Dopo la rassegna veneziana del 2007 e la mostra Metas alla Mnuchin Gallery di New York, l’arte di El Anatsui ha conosciuto una profonda evoluzione, liberandosi dalla diretta invettiva politica per emergere come linguaggio autosignificante, attento alle suggestioni dei minimalisti americani quali Donald Judd e delle correnti avanguardistiche europee di primo Novecento (il cubismo analitico di Picasso e Braque, ma anche l’astrattismo russo di Kazimir Malevich), in una inedita chiarezza geometrica, che mondrianamente allontana il colore per esplorare le potenzialità creative della linea nella sua sconvolgente semplicità espressiva, determinante nel suo concretarsi l’origine di un dramma dalla portata potenzialmente cosmica. In altri casi, è invece proprio il colore a divenire elemento esclusivo della sua ricerca, nel suo sinfonico andirivieni creativo di forti e piani, capace di proporsi come una nuova realtà organica.

Proprio per questa sensibilissima attenzione alle potenzialità proprie del linguaggio artistico, El Anatsui può oggi essere considerato il re della Trash Art, capace di conferire ad un’operazione inizialmente soltanto di recupero uno statuto veramente monumentale, trascendente la contingenza e altamente comunicativo per qualunque individuo.

Sito web ufficiale: www.elanatsui.com

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Vincenza Palermo Scritto da:

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