C'era una volta… un pezzo di legno: i Pinocchio di Gehard Demetz

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Soggetto unico: l’infanzia, età partecipata eppur ancora oggi a noi tutti estranea, poiché ammantata nella pletora retorica di una (spesso solo presunta) innocenza, che ci nega ogni accesso conoscitivo più autentico, meno formale, più sincero e completo; svelandone anche quei vuoti, quelle incongruenze, e persino quelle ipocrisie, che già allora talvolta obnubilano la nostra percezione dell’altro

Gehard Demetz: l’età estranea

Giovane artista della Val Gardena (BZ) attivo dal 2005, Gehard Demetz si è imposto in breve tempo all’attenzione critica internazionale – sue personali in Spagna, Germania, Stati Uniti e Corea – per la sua straordinaria abilità scultorea, memore dell’antica tradizione dell’intaglio ligneo per cui va celebre la sua regione nativa, ma profondamente rinnovata in termini iconografici e stilistici per adeguarsi ad esprimere le inquietudini della contemporaneità.

Mentre sotto il profilo prettamente tecnico risaltano la sua perfetta padronanza degli strumenti plastici e l’attenzione prestata alle proprietà espressive del materiale stesso, ora perfettamente lucidato in altre parti fatto apprezzare, michelangiolescamente, nella sua ruvidità appena abbozzata, per quanto riguarda i soggetti la produzione di Gehard Demetz è riconoscibilissima nella esclusiva attenzione al tema dell’infanzia, “così simbolicamente potente e così retoricamente gravido”, come già riconosciuto dai suoi critici.

Non c’è nulla di voyeristico, nulla di provocatorio in tutto questo – nessun tentativo di (provocatoria) estetizzazione della pedopornografia alla fratelli Chapman, per intenderci -, ma l’autentico desiderio di penetrare più in profondità in questa sfera esperienziale di cui, vivendola, non abbiamo consapevolezza e che poi, variegati tabù, ci impediscono di approcciare autenticamente.

Ecco allora queste figure – non ritratti! – di bambini propostici da Gehard Demetz: un tentativo di indagare la condizione infantile senza veli o preconcetti, nel suo eventizzarsi quotidiano (tutti i suoi bambini sono generalmente impegnati in alcune azioni, anche se indecifrabili, colti nel movimento, molto spesso scimiottante quello adulto). Ma è un tentativo destinato a fallire, proprio perché la rappresentazione che noi adulti abbiamo dell’infanzia ci impedisce di accoglierla in una nuova visione depurata: ecco allora i piani che si spezzano, le figure che nell’assemblarsi dei blocchi lignei (una sorta di eco-Lego) falliscono il collante e risultano imperfette, rotte, come se fosse intervenuto un qualche disturbo a sfasarle.

Un senso di inadeguatezza, incapacità, impossibilità a sollevare il velo di Maya, che viene ancor più accentuato dai backstage, quei retro scavati a prima vista come se il materiale fosse stato asportato, ma più attentamente come se attendessero ancora di essere completati da un artefice, che non ha la forza, il coraggio per portare a termine la propria missione: forse consapevole di ciò che, presto o tardi, quegli apparentemente innocui bambini sono destinati a diventare….

Approcciando Gehard Demetz

Affascinato dalla molteplicità di atteggiamenti e pose, che in maniera più o meno consapevole bambini (e adulti) assumono nel corso della loro giornata e al di là delle cui manifestazioni visibili sembra talvolta poter cogliere qualcosa di più autenticamente reale, Gehard Demetz è un instancabile ritrattisti del vero: “Mi ritrovo […] con appunti e bozzetti disegnati dappertutto, su vari foglietti, in tasca, nei libri, nell’agenda”. Ma dalla visione egli procede oltre, impiegando kleianamente la figuratività artistica per tentare di dar vita ad una realtà appena percepita: “Costruisco e scolpisco la scultura partendo direttamente dal disegno e spesso riprendo uno stesso pensiero scritto per immaginare diversi personaggi. Osservando la foto delle miei sculture mi rendo conto che la direzione di stile da me intrapresa ha una chiara continuità di pensiero. Ma il bello è che anche i lavori conclusi mi portano a continui ripensamenti e alla ricerca di soluzioni sempre in evoluzione”. Alla ricerca di un oltre, che ci auguriamo possa presto (farci) esperire.

Sito ufficiale: www.geharddemetz.com
Pagina FB: www.facebook.com/gehard.demetz

Foto


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Leda Boni Scritto da:

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